#SelfieadArte

DECHIRICORSA (Giorgio De Chirico - Corsa di cavalli nella stanza, 1938)
16 Ott

DECHIRICORSA (Giorgio De Chirico - Corsa di cavalli nella stanza, 1938)

A distanza di quasi cinquant’anni dalla personale del 1970, le sale di Palazzo Reale a Milano tornano a ospitare l’opera di Giorgio De Chirico (Volos, 1888 – Roma, 1978) con una straordinaria retrospettiva che, attraverso più di un centinaio di capolavori, ricostruisce l’irripetibile carriera del Pictor Optimus.
Un percorso espositivo fatto di confronti inediti che svelano il fantasmico mondo di una delle più complesse figure artistiche del XX secolo. L’esposizione offre la chiave d’accesso a una pittura ermeticache affonda le sue radici nella Grecia dell’infanzia, matura nella Parigi delle avanguardie, dà vita alla Metafisica che strega i surrealisti e conquista Andy Warhol e, infine, getta scompiglio con le sue irriverenti quanto ironiche rivisitazioni del Barocco.
Le oltre cento opere in mostra provengono da importanti musei internazionali tra i quali la Tate Modern di Londra, il Metropolitan Museum di New York, il Centre Pompidou e il Musée d’Art Moderne de la Ville di Parigi, la Galleria Nazionale (GNAM) di Roma, la Peggy Guggenheim Collection di Venezia, The Menil Collection di Huston e il MAC USP di San Paolo in Brasile. Numerose sono anche le istituzioni milanesi: il Museo del Novecento, la Casa Museo Boschi di Stefano, la Pinacoteca di Brera e Villa Necchi Campiglio.
Giorgio De Chirico - Corsa di cavalli nella stanza, 1938
DECHIRITRATTO (Giorgio De Chirico - Autoritratto nello studio di Parigi, 1934)
16 Ott

DECHIRITRATTO (Giorgio De Chirico - Autoritratto nello studio di Parigi, 1934)

A distanza di quasi cinquant’anni dalla personale del 1970, le sale di Palazzo Reale a Milano tornano a ospitare l’opera di Giorgio De Chirico (Volos, 1888 – Roma, 1978) con una straordinaria retrospettiva che, attraverso più di un centinaio di capolavori, ricostruisce l’irripetibile carriera del Pictor Optimus.
Un percorso espositivo fatto di confronti inediti che svelano il fantasmico mondo di una delle più complesse figure artistiche del XX secolo. L’esposizione offre la chiave d’accesso a una pittura ermeticache affonda le sue radici nella Grecia dell’infanzia, matura nella Parigi delle avanguardie, dà vita alla Metafisica che strega i surrealisti e conquista Andy Warhol e, infine, getta scompiglio con le sue irriverenti quanto ironiche rivisitazioni del Barocco.
Le oltre cento opere in mostra provengono da importanti musei internazionali tra i quali la Tate Modern di Londra, il Metropolitan Museum di New York, il Centre Pompidou e il Musée d’Art Moderne de la Ville di Parigi, la Galleria Nazionale (GNAM) di Roma, la Peggy Guggenheim Collection di Venezia, The Menil Collection di Huston e il MAC USP di San Paolo in Brasile. Numerose sono anche le istituzioni milanesi: il Museo del Novecento, la Casa Museo Boschi di Stefano, la Pinacoteca di Brera e Villa Necchi Campiglio.
Giorgio De Chirico - Autoritratto nello studio di Parigi, 1934
Rhino (Stefano Bombardierisculptor - Il peso del tempo sospeso/Rinoceronte)
14 Ott

Rhino (Stefano Bombardierisculptor - Il peso del tempo sospeso/Rinoceronte)

Nel suggestivo museo a cielo aperto, il giardino della galleria Liquid Art System a Positano, sono esposte diverse sculture.

Una grande mela alta 170 cm, opera di Lucio Perone (Napoli 1972). L'artista rappresenta oggetti comuni che rielabora e riproduce in grandi dimensioni. Le caratteristiche costanti delle sue sculture sono: il paradosso, l’irrealtà e l’ironia. Dietro l’apparente spensieratezza di comuni oggetti colorati si cela un pungente messaggio critico nei confronti dei comportamenti e delle attuali condizioni sociali.

Dopo la laurea all'Accademia di Belle Arti di Napoli, Peppe Perone inizia a realizzare sculture e installazioni in cui rappresenta animali e oggetti di uso quotidiano. Studia la pratica delle tecniche classiche (bronzo, legno, ferro, gesso, terracotta) e poi dei nuovi materiali più adatti a rappresentare la realtà contemporanea (vetroresina, gomme, colle, materiali industriali, ecc.). Tutte le sue opere sono ricoperte da un sottile strato di sabbia, un materiale che richiama sia i giochi d'infanzia sia la fragilità delle cose soggette a incessanti processi di trasformazione.

Accanto alla realizzazione di sculture figurative, in prevalenza di grandi dimensioni, Stefano Bombardieri crea opere legate all’arte povera, all'arte concettuale e alla video-installazione.
La sua ricerca artistica si sviluppa sulla riflessione, non senza suggestioni filosofiche, di alcuni temi, quali il tempo e la sua percezione, l’esperienza del dolore nella cultura occidentale, l'uomo e il senso dell'esistenza. Il suo lavoro parte dalla realtà tangibile per giungere a mondi interiori, universi fantastici. A partire dagli anni Novanta espone in spazi pubblici e gallerie, prediligendo il dialogo tra opera e spazio urbano.

Virgin (Peppe Perone - Senza titolo, Wings)
14 Ott

Virgin (Peppe Perone - Senza titolo, Wings)

Nel suggestivo museo a cielo aperto, il giardino della galleria Liquid Art System a Positano, sono esposte diverse sculture.

Una grande mela alta 170 cm, opera di Lucio Perone (Napoli 1972). L'artista rappresenta oggetti comuni che rielabora e riproduce in grandi dimensioni. Le caratteristiche costanti delle sue sculture sono: il paradosso, l’irrealtà e l’ironia. Dietro l’apparente spensieratezza di comuni oggetti colorati si cela un pungente messaggio critico nei confronti dei comportamenti e delle attuali condizioni sociali.

Dopo la laurea all'Accademia di Belle Arti di Napoli, Peppe Perone inizia a realizzare sculture e installazioni in cui rappresenta animali e oggetti di uso quotidiano. Studia la pratica delle tecniche classiche (bronzo, legno, ferro, gesso, terracotta) e poi dei nuovi materiali più adatti a rappresentare la realtà contemporanea (vetroresina, gomme, colle, materiali industriali, ecc.). Tutte le sue opere sono ricoperte da un sottile strato di sabbia, un materiale che richiama sia i giochi d'infanzia sia la fragilità delle cose soggette a incessanti processi di trasformazione.

Accanto alla realizzazione di sculture figurative, in prevalenza di grandi dimensioni, Stefano Bombardieri crea opere legate all’arte povera, all'arte concettuale e alla video-installazione.
La sua ricerca artistica si sviluppa sulla riflessione, non senza suggestioni filosofiche, di alcuni temi, quali il tempo e la sua percezione, l’esperienza del dolore nella cultura occidentale, l'uomo e il senso dell'esistenza. Il suo lavoro parte dalla realtà tangibile per giungere a mondi interiori, universi fantastici. A partire dagli anni Novanta espone in spazi pubblici e gallerie, prediligendo il dialogo tra opera e spazio urbano.

Apple (Lucio Perone - Senza titolo, omino con mela rossa, 2018)
14 Ott

Apple (Lucio Perone - Senza titolo, omino con mela rossa, 2018)

Nel suggestivo museo a cielo aperto, il giardino della galleria Liquid Art System a Positano, sono esposte diverse sculture.

Una grande mela alta 170 cm, opera di Lucio Perone (Napoli 1972). L'artista rappresenta oggetti comuni che rielabora e riproduce in grandi dimensioni. Le caratteristiche costanti delle sue sculture sono: il paradosso, l’irrealtà e l’ironia. Dietro l’apparente spensieratezza di comuni oggetti colorati si cela un pungente messaggio critico nei confronti dei comportamenti e delle attuali condizioni sociali.

Dopo la laurea all'Accademia di Belle Arti di Napoli, Peppe Perone inizia a realizzare sculture e installazioni in cui rappresenta animali e oggetti di uso quotidiano. Studia la pratica delle tecniche classiche (bronzo, legno, ferro, gesso, terracotta) e poi dei nuovi materiali più adatti a rappresentare la realtà contemporanea (vetroresina, gomme, colle, materiali industriali, ecc.). Tutte le sue opere sono ricoperte da un sottile strato di sabbia, un materiale che richiama sia i giochi d'infanzia sia la fragilità delle cose soggette a incessanti processi di trasformazione.

Accanto alla realizzazione di sculture figurative, in prevalenza di grandi dimensioni, Stefano Bombardieri crea opere legate all’arte povera, all'arte concettuale e alla video-installazione.
La sua ricerca artistica si sviluppa sulla riflessione, non senza suggestioni filosofiche, di alcuni temi, quali il tempo e la sua percezione, l’esperienza del dolore nella cultura occidentale, l'uomo e il senso dell'esistenza. Il suo lavoro parte dalla realtà tangibile per giungere a mondi interiori, universi fantastici. A partire dagli anni Novanta espone in spazi pubblici e gallerie, prediligendo il dialogo tra opera e spazio urbano.

Rosso corsa (Laura I - Cantiere Abbate, Tremezzina CO, 1952)
07 Ott

Rosso corsa (Laura I - Cantiere Abbate, Tremezzina CO, 1952)

Il Museo Barca Lariana racconta la storia della nautica di un territorio ricco di storia e cultura, quello della Lombardia e del Lago di Como, con la sua straordinaria raccolta di oltre 400 imbarcazioni.
Il fondatore è GianAlberto Zanoletti (1943) sin in da piccolo passa le sue vacanze estive sul lago di Como, dove da adolescente inizia a frequentare vecchi pescatori e maestri d’ascia. A 12 anni riceve come regalo il suo primo dinghy. Si appassiona alle regate veliche e alla motonautica. A soli 17 anni partecipa alla competizione nautica “100 miglia del lago” su un Molinari con motore fuori bordo Mercury. Nel 1970 batte il record mondiale di velocità nella categoria Fuoribordo Sport classe SF (1000 cc.) su motoscafo Abbate con motore Carniti. Inizia prestissimo la sua collezione di imbarcazioni in legno, ben consapevole che queste rappresentino la memoria del lago. Barche a vela, motoscafi, gondole, comballi, navette, barche da lavoro. Nulla scappa all’occhio esperto che raccoglie negli anni centinaia di “vecchie signore” di legno, oggetti, fotografie e racconti.
Nel 1982 apre il Museo Barca Lariana, un patrimonio unico al mondo. Una raccolta d’inestimabile valore per il settore nautico e per la storia dell’Italia, ospitata in 9.400 metri quadrati di sale e magazzini e su oltre 8.000 metri quadrati di parco, che si propone di raccontare la storia della nautica in un territorio, Lombardia e Lago di Como in particolare, ricco di storia e cultura. Da allora si è dedicato con tutta l’anima alla sua passione, le imbarcazioni d’epoca, considerate a buon diritto veri e propri gioielli.
Girando per il museo non si può non essere affascinati dalla sua atmosfera, dove il tempo sembra essersi fermato.
 
Laura I (Cantiere Abbate, Tremezzina CO), 1952
Il “Laura I” deve il nome all’amata figlia del suo unico e grande pilota, il campione Mario Verga, già alla guida dei bolidi dei cantieri Abbate con il motoscafo Baldianello.
Artista vulcanico, affermò il proprio talento di designer nella fiorente industria tessile comasca, ma la velocità e la voglia di spingersi oltre i normali limiti erano una priorità. Mario Verga, una volta ottenuto dall’Alfa Romeo il motore 159 campione del mondo di Formula 1, si rivolge a Guido Abbate per commissionargli uno scafo a tre punti per infrangere il record dell’ora che costruì il Laura I in soli due mesi. Si rivelò un vero capolavoro di modernità, solidità e sicurezza. Il 15 febbraio 1953 Verga e il Laura I riuscirono a battere il record di velocità della classe 800 kg portandolo da 194 km/h a 226 km/h. 
Detentore di grandi successi, recordman e Campione del Mondo, è stato uno dei piloti più brillanti della motonautica mondiale. Il suo sodalizio con il Laura I rimane uno tra i più leggendari nella storia dello sport.
Fuoribordo (Serie Laghi N.8 - Cantieri Caroni, Carate Urio CO, 1920 c.a.)
07 Ott

Fuoribordo (Serie Laghi N.8 - Cantieri Caroni, Carate Urio CO, 1920 c.a.)

Il Museo Barca Lariana racconta la storia della nautica di un territorio ricco di storia e cultura, quello della Lombardia e del Lago di Como, con la sua straordinaria raccolta di oltre 400 imbarcazioni.
Il fondatore è GianAlberto Zanoletti (1943) sin in da piccolo passa le sue vacanze estive sul lago di Como, dove da adolescente inizia a frequentare vecchi pescatori e maestri d’ascia. A 12 anni riceve come regalo il suo primo dinghy. Si appassiona alle regate veliche e alla motonautica. A soli 17 anni partecipa alla competizione nautica “100 miglia del lago” su un Molinari con motore fuori bordo Mercury. Nel 1970 batte il record mondiale di velocità nella categoria Fuoribordo Sport classe SF (1000 cc.) su motoscafo Abbate con motore Carniti. Inizia prestissimo la sua collezione di imbarcazioni in legno, ben consapevole che queste rappresentino la memoria del lago. Barche a vela, motoscafi, gondole, comballi, navette, barche da lavoro. Nulla scappa all’occhio esperto che raccoglie negli anni centinaia di “vecchie signore” di legno, oggetti, fotografie e racconti.
Nel 1982 apre il Museo Barca Lariana, un patrimonio unico al mondo. Una raccolta d’inestimabile valore per il settore nautico e per la storia dell’Italia, ospitata in 9.400 metri quadrati di sale e magazzini e su oltre 8.000 metri quadrati di parco, che si propone di raccontare la storia della nautica in un territorio, Lombardia e Lago di Como in particolare, ricco di storia e cultura. Da allora si è dedicato con tutta l’anima alla sua passione, le imbarcazioni d’epoca, considerate a buon diritto veri e propri gioielli.
Girando per il museo non si può non essere affascinati dalla sua atmosfera, dove il tempo sembra essersi fermato.
 
Serie Laghi N.8 (Contieri Caroni, Carate Urio CO, 1920 c.a.
Con la targa 1L vengono indicate le barche immatricolate sul Lago di Como, nominate appunto primo lago. Questa barca fu della Contessa monzese Donna Carlangela Dunni, ed è stata donata al museo dalla figlia contestualmente alle medaglie vinte dall'amatissima mamma negli anni '20 durante le regate lariane organizzate dal Regio Elice Club Italiano. Cralangela sposò Mario Ajmone-Cat, il primo Capo di Stato Maggiore dell'Aeronautica militare  italiana in età repubblicana. Loro figlio Giovanni fù il primo navigatore italiano a portare a termine due spedizioni antartiche a bordo di un motoveliero armato a vela latina, il San Giuseppe II, di concezione e costruzione completamente italiana. Giovanni apprese i rudimenti della vela proprio sul Lago di Como, dove imparò a navigare su una piccola imbarcazione del 1923, forse proprio questa serie laghi della mamma.
Bond Girl (Colombo 007 - Cantieri Colombo, Menaggio CO, Anno 1964)
07 Ott

Bond Girl (Colombo 007 - Cantieri Colombo, Menaggio CO, Anno 1964)

Il Museo Barca Lariana racconta la storia della nautica di un territorio ricco di storia e cultura, quello della Lombardia e del Lago di Como, con la sua straordinaria raccolta di oltre 400 imbarcazioni.
Il fondatore è GianAlberto Zanoletti (1943) sin in da piccolo passa le sue vacanze estive sul lago di Como, dove da adolescente inizia a frequentare vecchi pescatori e maestri d’ascia. A 12 anni riceve come regalo il suo primo dinghy. Si appassiona alle regate veliche e alla motonautica. A soli 17 anni partecipa alla competizione nautica “100 miglia del lago” su un Molinari con motore fuori bordo Mercury. Nel 1970 batte il record mondiale di velocità nella categoria Fuoribordo Sport classe SF (1000 cc.) su motoscafo Abbate con motore Carniti. Inizia prestissimo la sua collezione di imbarcazioni in legno, ben consapevole che queste rappresentino la memoria del lago. Barche a vela, motoscafi, gondole, comballi, navette, barche da lavoro. Nulla scappa all’occhio esperto che raccoglie negli anni centinaia di “vecchie signore” di legno, oggetti, fotografie e racconti.
Nel 1982 apre il Museo Barca Lariana, un patrimonio unico al mondo. Una raccolta d’inestimabile valore per il settore nautico e per la storia dell’Italia, ospitata in 9.400 metri quadrati di sale e magazzini e su oltre 8.000 metri quadrati di parco, che si propone di raccontare la storia della nautica in un territorio, Lombardia e Lago di Como in particolare, ricco di storia e cultura. Da allora si è dedicato con tutta l’anima alla sua passione, le imbarcazioni d’epoca, considerate a buon diritto veri e propri gioielli.
Girando per il museo non si può non essere affascinati dalla sua atmosfera, dove il tempo sembra essersi fermato.
 
 
Colombo 007 (Cantieri Colombo, Menaggio CO, Anno 1964)
Il prestigioso entrobordo dei Cantieri Colombo di Menaggio con motore interceptor 400 hp a 4 tempi, 8 cilindri, 5000 giri. Raggiungeva una velocità di 120 km/h. È il maestro d’ascia Giacomo Colombo l’anima del cantiere. Fin da giovane impara il mestiere presso i costruttori Abbate e Cranchi, per poi affinare la propria competenza presso il prestigioso cantiere Riva di Sarnico. Nel 1962 ottiene la concessionaria Riva di Menaggio. Qui Colombo matura la consapevolezza e le conoscenze tecniche che lo spingeranno a staccarsi dalla casa madre per tentare l’avventura in proprio con la produzione di scafi da diporto. Da allora Colombo progetta e realizza imbarcazioni che, per la loro eleganza, vengono definite le Rolls-Royce del mare.
X (Heinz Mack - Greetings to Malewitsch "cromatic constellation" 1992)
17 Set

X (Heinz Mack - Greetings to Malewitsch "cromatic constellation" 1992)

La mostra “Il Respiro della Luce” alla Cortesi Gallery a Milano (12/9 – 15/11), curata da Francesca Pola, è la prima mostra monografica dedicata all’artista Heinz Marck in Italia e intende ripercorrere il suo intero iter creativo. Si colloca a quasi sessant’anni dalla sua prima personale italiana, che si tenne nel 1960, proprio a Milano, alla Galleria Azimut, su invito di Enrico Castellani e Piero Manzoni, seguita da quella del 1963 alla Galleria Cadario.
Heinz Mack (Lollar, 1931) è una figura fondamentale nell’arte della seconda metà del XX secolo: artista radicale e rivoluzionario, attivo dagli anni Cinquanta nel segno di un’essenzialità espressiva e operativa in continuo rinnovamento.

Realizzata in stretta collaborazione con l’artista e il suo studio, l’esposizione raccoglie una serie di esempi fondamentali del suo lavoro, concentrandosi su uno dei nodi principali della sua riflessione creativa: la relazione tra luce, colore, struttura e spazio. Le opere esposte, molte delle quali di grande dimensione, vanno dal 1959 al 2018 e segnano momenti cruciali di un’attività creativa che ha visto Mack collocarsi precocemente tra i protagonisti della scena artistica internazionale.
Tutto il lavoro di Mack si è da sempre concentrato sul ruolo fondamentale della luce come fattore costitutivo della visione, facendone il fulcro di una poetica che ha inteso modificare radicalmente le coordinate dell’arte contemporanea. L’artista, iniziatore nel 1957 (con il collega e amico Otto Piene) del movimento internazionale di ZERO, ha sperimentato una pluralità di tecniche che vanno dalla pittura al rilievo, dalla scultura all’installazione, dal disegno alla scrittura, dalla fotografia al film. Non solo ha impiegato creativamente materiali non convenzionali legati al mondo industriale, quali ad esempio resine sintetiche, alluminio, plastica, plexiglas, vetro, acciaio, dispositivi luminosi e cinetici.
L’esposizione prende le mosse da una rarissima opera del 1959 appartenente al ciclo dei “Lichtrelief”, “rilievi luminosi” in alluminio, che venne esposta nel gennaio 1960 alla Galleria Azimut di Milano nella storica mostra “La nuova concezione artistica”, e dedicata sul retro all’amico artista Piero Manzoni.

Nel 1991 l’artista si concentra su un nuovo lavoro pittorico che traduce in un’inedita e sorprendente chiave cromatica le sue intuizioni di ridefinizione della superficie e dello spazio. Nascono così le monumentali “Chromatische Konstellation” (costellazioni cromatiche): una pittura dirompente, fatta di colori puri, nella quale non c’è nulla di naturalistico o descrittivo, quanto piuttosto un dispiegarsi dello spettro luminoso come distillato di pensiero ed energia.
 
Heinz Mack - Greetings to Malewitsch (cromatic constellation) 1992
V (Heinz Mack untitled 2015)
17 Set

V (Heinz Mack untitled 2015)

La mostra “Il Respiro della Luce” alla Cortesi Gallery a Milano (12/9 – 15/11), curata da Francesca Pola, è la prima mostra monografica dedicata all’artista Heinz Marck in Italia e intende ripercorrere il suo intero iter creativo. Si colloca a quasi sessant’anni dalla sua prima personale italiana, che si tenne nel 1960, proprio a Milano, alla Galleria Azimut, su invito di Enrico Castellani e Piero Manzoni, seguita da quella del 1963 alla Galleria Cadario.
Heinz Mack (Lollar, 1931) è una figura fondamentale nell’arte della seconda metà del XX secolo: artista radicale e rivoluzionario, attivo dagli anni Cinquanta nel segno di un’essenzialità espressiva e operativa in continuo rinnovamento.

Realizzata in stretta collaborazione con l’artista e il suo studio, l’esposizione raccoglie una serie di esempi fondamentali del suo lavoro, concentrandosi su uno dei nodi principali della sua riflessione creativa: la relazione tra luce, colore, struttura e spazio. Le opere esposte, molte delle quali di grande dimensione, vanno dal 1959 al 2018 e segnano momenti cruciali di un’attività creativa che ha visto Mack collocarsi precocemente tra i protagonisti della scena artistica internazionale.
Tutto il lavoro di Mack si è da sempre concentrato sul ruolo fondamentale della luce come fattore costitutivo della visione, facendone il fulcro di una poetica che ha inteso modificare radicalmente le coordinate dell’arte contemporanea. L’artista, iniziatore nel 1957 (con il collega e amico Otto Piene) del movimento internazionale di ZERO, ha sperimentato una pluralità di tecniche che vanno dalla pittura al rilievo, dalla scultura all’installazione, dal disegno alla scrittura, dalla fotografia al film. Non solo ha impiegato creativamente materiali non convenzionali legati al mondo industriale, quali ad esempio resine sintetiche, alluminio, plastica, plexiglas, vetro, acciaio, dispositivi luminosi e cinetici.
L’esposizione prende le mosse da una rarissima opera del 1959 appartenente al ciclo dei “Lichtrelief”, “rilievi luminosi” in alluminio, che venne esposta nel gennaio 1960 alla Galleria Azimut di Milano nella storica mostra “La nuova concezione artistica”, e dedicata sul retro all’amico artista Piero Manzoni.

Nel 1991 l’artista si concentra su un nuovo lavoro pittorico che traduce in un’inedita e sorprendente chiave cromatica le sue intuizioni di ridefinizione della superficie e dello spazio. Nascono così le monumentali “Chromatische Konstellation” (costellazioni cromatiche): una pittura dirompente, fatta di colori puri, nella quale non c’è nulla di naturalistico o descrittivo, quanto piuttosto un dispiegarsi dello spettro luminoso come distillato di pensiero ed energia.
 
Heinz Mack - untitled 2015